Il Manifesto di Social Sounds

 

Si può “fare educazione” attraverso il metodo radiofonico?

Era questo che ci chiedevamo qualche anno fa promuovendo percorsi di crescita sociale e culturale con adolescenti e giovani nell’ambito delle web radio Tutti Liberi del Cinema Vekkio e Fuck the Censure del progetto Yepp.

L’idea era quella di promuovere il mezzo radiofonico come momento di formazione e aggregazione, come prassi pedagogica che si tenesse “alla larga” da una facile e volgare “propaganda”, ma che sostenesse il percorso di crescita di Soggetti che oramai si può dire siano diventati cittadini adulti.

Ci siamo riusciti?

Di certo siamo convinti che si debba fuggire da tabelle istituzionali, statistiche e diagrammi di pedagogia sperimentale che vorrebbero “misurare” tutto ciò, persino aspetti così personali e umanamente viscerali, direi “sacri”. Quel che si può dire è che in questi anni di formazioni sulle tecnologie audio, di preparazione di scalette, registrazioni in sala o live in piazza, da festival o incontri pubblici, non abbiamo solo affinato tecniche di trasmissione, modalità espositive e format di produzione audio, ma ci siamo “scontrati” e confrontati continuamente e assiduamente nel domandarci quale Senso avesse promuovere un’iniziativa come quella radiofonica in un contesto culturale tendente all’omologazione, allo svago e all’intrattenimento, alla cultura del successo. Insomma ci siamo “allenati” ad uno spirito critico, anche e soprattutto verso noi stessi.

Pur non essendo ciò un indicatore pedagogico di qualità, abbiamo la sensazione di aver promosso una sorta di cambiamento personale e collettivo che ha nel “camminare domandando” di zapatista memoria uno dei tratti costitutivi della “promozione e costruzione” di Soggetti attivi e pensanti.

E quindi Social Sounds !?

Social Sounds nasce da tutto ciò, e per andare oltre tutto questo, per non chiudersi nel rincuorante ghetto del progetto educativo.

La radio quindi , può essere strumento di Comunita? E visto che una Comunità , o sarebbe meglio dire delle Comunità esistono già, come si può raccontarle e soprattutto agire in esse per trasformarle e modificarle?

Non siamo giornalisti, non vorremmo semplicemente aggiungere le nostre voci al chiacchiericcio quotidiano, al già detto, al preconfezionato, al luogo comune che si dice e ascolta.

Ci definiamo operatori/operai di Comunità (non solo in questo ambito radiofonico), vogliamo “immischiarci”, metterci in gioco, prendere parte, coinvolgerci e soprattutto permettere il coinvolgimento di altre persone.

“Facendo radio”, formando e stimolando altri costruttori di socialità a farlo, si agisce, si vive nella Comunità, si rendono PUBBLICHE le situazioni, le dinamiche, i gruppi e le “vite”, si reimpara ad essere cittadini e ad esercitare la DEMOCRAZIA.

Chiederci come viviamo, provare attraverso l’incontro, lo scambio non solo radiofonico a modificare lo “stato di cose presenti”, impegnandosi nel non fermarsi alla superficie del rumore di fondo quoditiano, ma sapendo che è dalle nostre contraddizioni, dal nostro chiacchiericcio che bisogna partire per tentare di promuovere un percorso di partecipazione, emancipazione e liberazione personale e collettiva.

Sappiamo che tutto ciò è arduo, faticoso, rischioso. Dietro l’angolo appaiono già le nubi di “narrazioni tossiche” per dirla alla Wu Ming, o di sirene “commerciali” buone per tutti i gusti. Proprio per questo Social Sounds è un esplicito invito a condividere, dubitare, ad entrare in prima persona in questa avventura.

 

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